La leggenda di Vieste Pizzomunno

Pizzomunno

La Puglia vanta origini antichissime ed ogni paese e città racconta e tramanda da generazione in generazione leggende locali che alimentano i misteri ed il fascino dei luoghi.

La città di Vieste ha origini che si perdono nel tempo tanto sono lontane e la nascita della città è controversa ma una leggenda chiarisce tutto, si narra che Noé terminato il diluvio universale decise di stabilirsi per resto della sua vita sulle coste del Gargano.  Alla morte di sua moglie Vesta, straziato dal dolore decise di fondare una città in suo onore e la chiamò appunto Vieste cosi il nome e la memoria della sua amata sarebbe perdurato nei secoli inoltre egli tumulò le spoglie mortali della donna sullo scoglio di Sant’Eufemia dove fu edificato il faro oggi simbolo della città. Sull’isola naturale di Sant’ Eufemia troviamo una grotta, una volta tempio, citato anche da Catullo nel Carme 36, le cui pareti presentano incisioni sacre e celebrative per la dea Venere Sosandra protettrice del mare,  in lingua greca e latina lasciate dai marinai di passaggio, alcune di esse sono molto antiche risalgono addirittura al III secolo a.c. La più fantasiosa leggenda del faro narra che al centro dell’isola vi sia un pozzo il cui fondo è raggiungibile attraverso una scalinata dove s’irradia un cunicolo sommerso ora dalle acque che raggiunge il centro di Vieste e questo cunicolo veniva usato come via di fuga dai nobili per fuggire dagli attacchi dei nemici.

Una delle spiagge più caratteristiche della città di Vieste è: Pizzomunno.  Il suo nome è legato all’imponente monolite bianco che si erge sulla sabbia dorata.  La leggenda di Pizzomunno che viene tramandata sin dall’antichità, ci narra la struggente storia d’ amore di due giovani del luogo: Pizzomunno e Cristalda. I due si amavano di un amore folle e sincero. Pizzomunno si recava in spiaggia, ogni giorno, per andare a pescare con la sua barca. Le sirene ammaliatrici che si trovavano sugli scogli all’largo tentavano di sedurlo con i loro canti ma il ragazzo fedele alla sua amata rifiutò più volte la loro corte. Le sirene indispettite decisero di punirlo facendo scomparire Cristalda nelle profondità del mare. Pizzomunno pietrificato dal dolore si trasformò nel monolite che ancora oggi i visitatori possono ammirare dalla spiaggia che porta il suo nome.

Una leggenda truculenta che ogni anno viene rievocata per onorare la forza delle persone che ricostruirono la città nonostante l’orrore e la distruzione è quella dell’assedio del corsaro Dragut che prese possesso della città di Vieste incendiandola, devastandola e uccidendo gran parte della popolazione sulla roccia ai piedi della Cattedrale detta –Chianca Amara– solo per il gusto d’infondere terrore nelle persone.

Altra storia è quella del merletto e del tombolo. In un villaggio viveva una ragazza di nome Serena bella ma povera ed innamorata di un giovane squattrinato artista. Quando la madre della fanciulla si ammalò offrì in voto alla Madonna la rinuncia al suo amore per il giovane, mentre recitava il voto seduta sotto un grande albero insieme all’amato cadde una tela di ragno ed ella ne restò talmente tanto affascinata che pensò di riprodurla con il suo fuso e chiese al giovane di aiutarla poiché per ricreare una trama tanto fitta e complessa aveva bisogno di qualcuno che l’aiutasse a tenere i fili separati ed ben ordinati, l’ingegno del ragazzo lo portò a legare un bastoncino di legno alle estremità di ciascun filo. Così nacque il tombolo ed il primo pizzo. La madre di Serena guarì dalla malattia e lei si vide costretta a tenere fede al suo voto ma mentre comunicava al giovane la sventurata novella dallo stesso albero cadde una ragnatela su cui era scritta l’assoluzione del voto.